Cosa significa essere assertivi - mangiopositivo

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CHE COS’E’ L’ASSERTIVITA’ ?




Questo vocabolo, che ho sentito per la prima volta in un corso di aggiornamento del millenovecentonovantatre, mi ha aperto un mondo!
In casa mia qualsiasi cosa succedesse l’unico consiglio di mia madre, che andava bene per tutto, poveraccia, era – stai zitta, non dire niente! -
E infatti io, fino a un certo punto della mia vita, così facevo in tutte le situazioni. Solo dopo i vent’anni ho iniziato delle timide rivolte quando venivo maltrattata. Ero convinta di essere diventata un po’ cattivella ma con la consapevolezza che quello spiritello malefico, però, ogni tanto era comodo. Fino al momento del corso di aggiornamento dove ho capito che ero solamente diventata più assertiva.
Dopo questo preambolo personale iniziamo a spiegare cosa significa questa parolina magica. L’assertività è la capacità di stare in mezzo alla gente senza esserne succubi ma neanche essere dei prevaricatori.
Il giusto mezzo insomma!
Schematizzando grossolanamente rispondiamo alle sollecitazioni del mondo esterno in tre diversi modi:

• Con un atteggiamento passivo

• Aggressivo

• Oppure assertivo

I passivi dicono sempre si ad ogni richiesta venga loro fatta da qualsiasi persona. Anche se vengono rimproverati ingiustamente sul lavoro non reagiscono mai e subiscono in silenzio tutti i soprusi. Accettano, pur di malavoglia, tutti i cambi di turno che vengono loro proposti, anche mandando all’aria impegni pianificati da tempo. Insomma il dipendente e il collega ideale per chi invece ama farsi sempre i propri porci comodi.
Alla Fantozzi per intenderci.
Gli aggressivi, invece, sono il loro esatto opposto. Pretendono sempre di imporre il loro punto di vista senza scendere a compromessi con nessuno. Sono quelli che quando ti vedono fermo con la freccia mentre aspetti che si liberi il parcheggio, appena è uscito quell’altro, con una mossa fulminea te lo fregano. Poi si allontanano tranquilli senza degnarti di uno sguardo. Sono quelli, che con fare sornione ti passano avanti nella fila alla posta. Mentre tu, invece, che sei gentile, hai fatto passare avanti la signora col pupo nel passeggino e la vecchietta sorda che ha perso un sacco di tempo a farsi spiegare quattro volte quello che doveva fare.
Essere assertivi, invece, vuol dire imparare a reagire, senza urlare e sbraitare e spiegare le proprie ragioni e per esempio, all’ufficio postale, riuscire a dire con fermezza – Mi scusi, adesso tocca a me. Lei è arrivato dopo il signore con gli occhiali. -
Gli assertivi riescono a conciliare le loro esigenze con quelle di chi li circonda, senza imporle, perché a volta basta solo manifestarle. Ma non è così semplice quando per tutta la vita ti hanno detto che è meglio tacere e incassare.
Magari le prime volte i nostri tentativi saranno goffi, eccessivi, ma col tempo si impara. E bisogna anche dire che a volte qualche urlo risolve veramente il problema.
Quando sono tornata dall’Africa avevo una cassa ferma alla dogana di Milano. Dalla capitale della Repubblica Democratica del Congo avevo pagato il trasporto fino a Bologna. Un giorno la ditta di spedizioni mi telefona per dirmi che la cassa, essendo di grandi dimensioni, non poteva essere spedita in aereo fino alla destinazione concordata. In poche parole dovevo pagare a spese mie il trasporto da Milano a Bologna. Mi sono arrabbiata moltissimo, e con tono di voce molto alterato, ho chiarito che nei fogli in mio possesso era chiaro che la destinazione finale era Bologna. Se non entrava in aereo poteva viaggiare in treno o in camion, ma lì doveva arrivare.
Alla fine è arrivata in camion fino a Rimini, quasi fino a casa mia!







Adesso facciamo un semplice esercizio:
cerchiamo di scrivere dieci aspetti positivi del nostro carattere e poi dieci aspetti negativi sempre di noi stessi.
Scommetto che aspetti positivi, a malapena, ne abbiamo tre, quattro, cinque proprio le più fortunate, lati negativi non ci basta tutta la pagina!

Eh no care mie, così non va!


Dobbiamo modificare il concetto che abbiamo di noi stesse altrimenti avremo sempre una valanga di frustrazioni da sfogare, faremo veramente una vita di merda e continuando ad ingrassare supermercati, bar, pasticcerie, il nostro peso proseguirà lievitando!

Qui sotto trovate i diritti assertivi che tutti, ma proprio tutti gli individui, nessuno escluso neanche voi, posseggono per il semplice fatto di essere su questa terra insieme a tanti altri.

A. La facoltà di avere una idea che può essere diversa da quella degli altri;

B. La facoltà di manifestare questa idea ed essere ascoltati, sapendo che può non coincidere con quella di chi ci circonda;

C. La facoltà di provare uno stato d’animo ed eventualmente tirare fuori le proprie emozioni;

D. La facoltà di domandare che un proprio desiderio venga soddisfatto, compatibilmente con le esigenze altrui;

E. La facoltà di essere se stessi e non corrispondere sempre ad obblighi esterni;

F. La facoltà di fregarsene del giudizio degli altri quando il nostro modo di agire non è dannoso per nessuno;

G. Non sentirsi in dovere di giustificare sempre ogni cosa, ogni nostra idea o comportamento se non ci va;

H. Non avere sensi di colpa e non sentirsi egoisti quando non abbiamo voglia di fare qualcosa;

I. Non dover sapere sempre tutto e poter chiedere spiegazioni quando qualcosa non ci è chiaro;

J. Imparare a pensare a noi stesse come a esseri umani con la possibilità di sbagliare e commettere errori senza per questo considerarci dei mostri;

K. Concederci di essere imperfette;

L. Imparare a dire ogni tanto NON E’ UN PROBLEMA MIO.



Continuo con un esempio personale di cui ho parlato anche in un corso di aggiornamento.
Un giorno avevo parcheggiato l’auto in una zona in cui scattava il divieto di sosta alle undici e tre quarti perché era vicino a una scuola elementare. Purtroppo sono arrivata con dieci minuti di ritardo e gentilmente mi sono avvicinata al vigile dicendo – Mi scusi, sono in ritardo, la sposto subito. –
Lui mi risponde – Ah… faccia pure, tanto ho già tirato giù la targa. –
Al ché, io rassegnata, concludo – Pazienza… pagherò la multa. -  
Lui, con arroganza, dice - Sono duecento mila lire (è successo un po’ di anni fa)! –
- Come duecento mila lire? – esclamo io scandalizzata e poi tentando di buttarla sul ridere continuo – non è mica una cosa dannosa alla salute! La macchina è ferma. –
Lui fa una risatina e termina la questione con queste parole – Va bene, mi aspetti in macchina fin che ho finito e poi ne parliamo. –
Sono rimasta in macchina una ventina di minuti, aspettando i suoi comodi. Mi sentivo così idiota mentre ero lì a girare i pollici ma ero consapevole che era l’unica maniera per non prendere una contravvenzione per divieto di sosta.
Alla fine, bontà sua, non me l’ha fatta!
Sono andata via convinta di essere stata molto passiva in quella situazione. Quando ne ho parlato al corso di aggiornamento mi hanno fatto notare che il mio comportamento, invece, era stato molto assertivo perché non mi ero fatta prendere dal nervoso ed avevo messo in atto una strategia volta a raggiungere il mio obbiettivo che era quello di non beccarmi una multa stupida.
Questo per dire che essere assertivi vuol dire, a volte, anche far buon viso a cattivo gioco quando ci conviene.
Dobbiamo tenere presente il nostro obbiettivo e cercare di comportarci di conseguenza. E’ ovvio che non sempre ci si riesce e a volte non c’è possibilità di scelta.
A questo punto chi è interessato a saperne di più sull’argomento può andare a leggere i RACCONTI DI LELLA nella categoria AUTOSTIMA, dove la nostra amica frequenta un gruppo di autostima con relativi esercizietti.








 
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