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LA FIGURA CORPOREA



L’immagine corporea è l’immagine e l’apparenza del corpo umano che ci formiamo nella mente e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare.
Per saperne di più consultare questo sito www.stateofmind.it/tag/immagine-corporea/

Peter Slade definisce l’immagine corporea:
l’immagine che abbiamo nella nostra mente della dimensione, forma, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del nostro corpo.
L’immagine corporea è costituita da diverse componenti: percettiva (ad esempio, come la nostra persona visualizza la taglia e la forma del proprio corpo; attitudinale (quello che la persona pensa e conosce del proprio corpo); affettiva (i sentimenti che la persona nutre verso il proprio corpo); comportamentale (riguardante ad esempio, l’alimentazione e l’attività fisica).
Quindi l’immagine corporea riguarda l’individuo nella sua globalità.


COSTRUZIONE E ALTERAZIONE DELL’IMMAGINE CORPOREA


La costruzione dell’immagine corporea e le sue alterazioni derivano da un insieme di aspetti neurobiologici, psicologici e socio-culturali.

Per gli aspetti neurobiologici, le principali aree cerebrali collegabili all’immagine corporea sono:
• L’emisfero destro (determinante per la regolazione delle emozioni)
• Insula, amigdala e giro superiore (parti del cervello che mediano le reazioni di disgusto e di avversione legate alle percezioni visive)
• Corteccia occipitale dorsale, giunzione temporo-parieto-occipipitale destra, giro fusiforme, lobo parietale inferiore, corteccia prefrontale dorso-laterale (altre parti del cervello che se disfunzionali danno origine a una distorsione della percezione dei volti e del corpo. Un alterato funzionamento della corteccia prefrontale dorso-laterale inoltre genera una difficoltà nel correggere distorsioni percettive di altri sistemi cerebrali mal funzionanti).
• Varie altre zone della corteccia cerebrale che se mal funzionanti non controllano le reazioni di disgusto e ansia verso difetti corporei percepiti.
• Giro paraippocampale destro (altra zona del cervello che se disfunzionale da origine a erronee autovalutazioni circa il proprio aspetto con distorsioni interpretative negative)
• Il fronto-striato (un funzionamento anomalo da origine a pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi).

La distorsione dell’immagine corporea può essere dovuta a esperienze evolutive avverse, tipo umiliazioni subite per l’aspetto fisico durante l’infanzia e l’adolescenza.
Per quanto riguarda gli aspetti culturali, il Modello Tripartito di Influenza, così chiamato da Thompson e colleghi (ricercatori), considera i genitori, i pari (amici, coetanei) e i mass-media (anche i social network) le fonti che influiscono sullo sviluppo delle alterazioni dell’immagine corporea.
L’esaltazione di una eccessiva magrezza da parte dei mass-media, ribadita da genitori e dagli amici/coetanei, spinge verso un ideale di bellezza irraggiungibile. Tutto ciò favorisce una generalizzata insoddisfazione corporea propria della popolazione adolescenziale femminile.





ORIGINE DELL’IMMAGINE (mappa) CORPOREA


Da neonati sentiamo il nostro corpo attraverso la contrazione dei muscoli, la sensibilità viscerale o il senso di equilibrio.
Il guardare qualcuno utilizzare una parte del corpo attiva nel bambino una particolare attività cerebrale relativa a quella parte del corpo. Infatti alcune parti del cervello corrispondono, punto per punto, a parti del corpo. Tutto questo sistema da origine a una mappa corporea.
In poche parole il bambino si costruisce la sua mappa corporea guardando muoversi chi lo circonda. Tutto questo avviene nei primi mesi/anni di vita.
A partire dai tre anni il bambino inizia a riconoscersi allo specchio e a cinque capisce che anche gli altri sono simili a lui.


IMMAGINE CORPOREA E SCHEMA CORPOREO


Parlando del corpo abbiamo a che fare con due concetti: schema corporeo e immagine corporea.
Per molto tempo c’è stata grande confusione tra le due cose. Adesso si è giunti a considerare il primo più legato alla sfera psicologica, il secondo a quella fisica.
Entrambi, schema corporeo e immagine corporea, condividono la possibilità di rappresentare la totalità e la complessità del corpo umano, interagiscono tra di loro e si influenzano a vicenda. Però il primo è uno schema percettivo più propriamente fisico (quanto spazio occupo? ci passo per di lì? mi vanno questi pantaloni?). Lo schema corporeo comprende anche uno schema motorio e posturale automatico su cui si basano i nostri movimenti non consapevoli. Inoltre  può incorporare al suo interno anche parti significative dell’ambiente esterno, come ad esempio le protesi per i soggetti amputati.
La seconda, invece, si relaziona soprattutto con le componenti soggettivo-cognitivo-affettive delle rappresentazioni corporee (faccio schifo!). L’immagine corporea viene influenzata dalla situazione emotiva del momento, dai ricordi, le motivazioni e i propositi d’azione dell’individuo. In poche parole non è statica si modifica continuamente con le esperienze vissute dalla persona. Sostanzialmente è più legata al lato affettivo dell’essere.


IMMAGINE CORPOREA IN ADOLESCENZA

In adolescenza il corpo subisce molti cambiamenti e in questo periodo possono iniziare difficoltà nel riconoscersi. Uno sviluppo anticipato rispetto a quello dei coetanei può essere motivo di sguardi e attenzioni non sempre vissute serenamente. La formazione dell’immagine corporea risente di fattori interni (psicologici ed emotivi) ma anche sociali. In questo periodo infatti si è maggiormente sensibili ai giudizi altrui. Una percezione negativa di se stessi può portare il soggetto a fare continui controlli (guardarsi allo specchio molte volte al giorno, controllare ossessivamente il peso) e richiedere continue rassicurazioni sul proprio aspetto esteriore. Per queste persone autostima e aspetto fisico sono due unità proporzionali, accompagnate quasi sempre da ansia, depressione e forte autosvalutazione. Sono legati a tipo questo di disagio anche comportamenti di evitamento (evitare situazioni che generano ansia oppure evitare di prendere decisioni),  ipercontrollo come detto prima e pensieri rimuginativi.


LETTERA APERTA AL MIO CORPO  (di una paziente in riabilitazione)

Caro corpo,
innanzi tutto voglio dirti che ti voglio bene. Che ti sento mio e che non voglio essere in nessun altro corpo se non in te. Una dichiarazione d’amore in grande stile, in poche parole. Non sei perfetto, ma abbiamo lasciato per troppo tempo il permesso che altri sottolineassero la tua imperfezione; è ora che riprendiamo la consapevolezza del tuo valore.
È una bugia dirti che ti ho sempre voluto bene. Ti ho odiato! Ti ho disprezzato! Ho tentato di distruggerti in ogni modo. Con la mia rabbia, con il cibo, con l’allenamento, con la mia disperazione, con la mia malattia.
E tu caro Corpo sei sempre risorto e mi hai sempre urlato in faccia che tu volevi vivere, che tu esistevi. Ti ho fatto ammalare eppure tu, anziché ribellarti, mi hai perdonato e mi consenti una seconda possibilità. La possibilità di vivere le mie passioni e di fare ciò che amo.
Oso dire che, a dispetto di tutto quello che ti è stato detto quando tu eri piccino e di quanto ti ho detto io una volta cresciuta, sei davvero forte, più forte di quanto avessi mai immaginato.
Dopo tutto quello che ti ho fatto passare, ti sottopongo ad altre fatiche: camminate, peso dello zaino, alzate all’alba, ecc… E tu mi segui, ti spingi oltre i tuoi limiti, oltre a quanto ti ho fatto ammalare. Ti voglio ringraziare. Sappi che tutte queste fatiche vengono dall’amore, dalla gioia, dalla felicità, dalla pace. Non aver più paura lasciati andare. Nessuno ti farà più del male. Nemmeno io. Desidero che tu sia libero di essere quello che sei. Sai che ti controllo ancora un po’ ma ti voglio bene e sono pronta ad ascoltarti e a mollare il colpo se ti sento borbottare. Mi raccomando tu borbotta se faccio qualcosa che non ti piace. Io sono qui e sono qui per te, come mai prima d’ora.
Ti voglio bene corpo mio, grazie per tutta la tua forza, determinazione, energia. Grazie per tutte le camminate ed avventure, per le uova con speck e patate e i grappini che hai ingurgitato senza fiatare…eh lo so che erano proprio buoni. Grazie per aver resistito con convinzione al freddo dei 3000 metri, di aver folleggiato sull’altalena in mezzo ai monti, di aver sopportato bene il poco sonno e le poche comodità.
Ti svelo anche un segreto: ti ricordi che le gambe non mi piacevano per nulla perché erano ben strutturate. Persino quando sono stata anoressica le vedevo grasse. Ora io le amo perché grazie alla loro struttura sono forti e fanno di me una camminatrice di tutto rispetto. Vanno bene così. Andiamo bene così. Dobbiamo imparare a non continuare a valutarci. Ci hanno e ci siamo valutati e misurati abbastanza.
Viviamo e lasciamo che sia.


http://www.stateofmind.it/2018/07/psicoterapia-cambiamento-corpo/


Adesso penso sia importante parlare di quello che è successo a me nell'ultimo anno a proposito del corpo.
Ho due ernie del disco in zona lombare e negli ultimi anni, purtroppo grazie anche a una fisioterapista incapace, ho sofferto abbastanza di mal di schiena. In certi periodi con difficoltà a stare in piedi per più di dieci minuti. Sono andata quindi da un altro professionista che conosco da tanti anni. Non ci sono andata subito perchè è abbastanza lontano da casa mia quindi è scomodo per me. Questo secondo lavora solo ed essenzialmente sulle proprie sensazioni corporee, favorendo il rilassamento di tutto il corpo. A volte affiorano ricordi d'infanzia e blocchi emotivi non superati. Questo metodo, è il risultato di una sua elaborazione personale maturata con lo studio e la pratica di trent'anni di lavoro. Qualcosa di simile è la pratica di meditazione MINDFULLNESS, che significa consapevolezza (mindfullness.it). Col tempo, lentamente il mal di schiena è diminuito fino a sparire. Ma oltre a quello ho cominciato a percepire meglio tutto il mio organismo, sia esterno che interno. Ho acquisito un controllo migliore delle emozioni che non mi invadono più il fisico producendomi contratture e fitte muscolari. Ma soprattutto mi sono resa conto, nel giro di qualche mese, che il cibo non mi attira più come una volta. E' qualcosa di più lontano, di più esterno di una volta, rispetto a me. Per esempio una mia grande difficoltà è sempre stata quella di rifiutare una porzione troppo abbondante. Una volta, fino all'anno scorso per intenderci, che l'avevo nel piatto non riuscivo a lasciarla là oppure a rimetterla nella pentola o ridistribuirla in giro.
Me la mangiavo e basta.
Adesso, invece, riesco a farlo senza difficoltà. E anche se c'è qualcosa che mi piace molto, se non mi va, non ho fame, non mi viene voglia di mangiarlo. E non lo mangio senza nessuna fatica, nessuna rinuncia.
E' qualcosa di cui io per prima mi  stupisco. E sono contenta. Finalmente forse, all' alba dei miei sessant'anni ho risolto completamente il mio disturbo di alimentazione compulsiva.








 
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