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IL PESO IDEALE




Per valutare il proprio peso si può usare un dato biometrico chiamato indice di massa corporea che è il rapporto tra il peso, espresso in chilogrammi, e il quadrato dell'altezza, espresso in metri. Per  esempio la Gustalavita è alta 1,56 metri e pesa 63 kg. Nel suo caso si fa 63 kg/1,56 al quadrato (1,56 X 1,56). Al di là di questo calcolo che ci interessa fino ad un certo punto, è importante evidenziare che il peso di salute per una donna di questa altezza può andare dai 45 kg circa ai 62-63 kg. La nostra dottoressa ha un blando sovrappeso di cui se ne frega abbondantemente.








In questo schema il punto d'incontro tra la retta corrispondente al peso e quella corrispondente all'altezza ci da un valore che è il risultato del rapporto menzionato precedentemente.

Tutte le tabelle danno dei dati indicativi che vanno interpretati con elasticità. Come dice la Gustalavita l'importante è sentirsi a proprio agio con il proprio peso e la propria corporatura. Un peso adeguato deve consentire una vita normale, che vuol dire un'alimentazione regolare e una attività fisica anche blanda, ma costante.


UNO STILE DI VITA SANO NON VA D'ACCORDO CON L'ESSERE SEMPRE A DIETA



Seguire costantemente un regime dietetico, di qualsiasi tipo, anche vegetariano o vegano o di qualsiasi altro tipo, significa vivere ogni giorno della nostra vita in libertà vigilata. Diventa una gabbia a cui l'individuo si abitua e di cui, dopo un po', non può più fare a meno, ma la libertà è tutt'un'altra cosa. Spesso queste restrizioni alimentari autoimposte, quando sono esageratamente rigide, servono a coprire problemi di autostima o caratteriali molto seri.


PESO E RITMI DI VITA


Il peso è un dato variabile e se la natura l’ha fatto così probabilmente un motivo valido c’è, ma noi non lo conosciamo. Siamo noi col nostro modo di ragionare balordo che ci siamo messi in testa che debba restare sempre uguale. Il nostro peso, infatti, varia a seconda dello stile di vita che conduciamo. Per esempio c’è chi in vacanza dimagrisce e chi, invece, ingrassa. Questo perché si cambiano i ritmi di vita. Quando si torna al solito tram tram in genere il peso torna quello di sempre.
Anche lo stato d’animo può influire. L’ansia non a tutti fa lo stesso effetto. C’è chi mangia di più e chi mangia meno. Quindi le oscillazioni non devono preoccuparci, sono normali. L’importante è che, nell’arco dell’anno più o meno siamo stazionari. Soprattutto che non ci sia un andamento né verso l’alto né verso il basso.
A volte modifiche importanti nella nostra vita di tutti i giorni possono portare cambiamenti stabili sul nostro peso corporeo. Per esempio cambiare lavoro o trovarlo, cambiare il luogo dove abitiamo, andare in pensione provocano vere e proprie rivoluzioni nel nostro modo di vivere. In questi casi il nuovo numero di chili è il risultato di cambiamenti dello stile di vita che portano a un nuovo equilibrio ed anche, quindi, a un peso diverso.
Vorrei che fosse chiaro che il nostro peso è un frullato di diversi fattori e il mangiare è solo uno di questi. Modificandone solamente uno i risultati saranno molto modesti e soprattutto temporanei.


QUANTE VOLTE PESARSI IN UNA SETTIMANA E QUANDO?


Pesarsi troppo spesso non è saggio e neanche utile. La cosa migliore è pesarsi una volta alla settimana, possibilmente sempre alla stessa ora e con gli stessi indumenti addosso. È saggio farlo senza scarpe che sono "l'indumento" più pesante. Pesarsi ogni giorno ci mette ansia e ci fa notare delle variazioni di peso che sono poco indicative. L'importante è rilevare una media e per questo salire sulla bilancia una volta alla settimana è più che sufficiente.
A volte le persone sono così maniache per il proprio numero di chili che si pesano prima e dopo aver mangiato.
Facendo così l'aumento di peso rilevato è, ovviamente, quello degli alimenti appena ingeriti.
Ma anche montando sulla bilancia ogni mattina non otteniamo dei dati che ci aiutano. Infatti i cambiamenti giornalieri possono essere dovuti agli ormoni che regolano il ciclo mestruale nelle donne in età fertile, a quanto abbiamo bevuto o se siamo, o meno, andate di corpo. La bilancia da un valore complessivo, ma a noi interessa conoscere se è il nostro tessuto adiposo che aumenta o diminuisce e per raggiungere questo scopo ok pesarsi, ma bisogna mettere in moto anche il buon senso. Se siamo di quelle che vedere due etti in più sul display della bilancia ci mette di pessimo umore tutto il giorno è meglio affrontare l'orribile mostro di sera. Almeno poco dopo si va a letto e, come diceva Rossella O'Hara in "Via col vento", domani è un altro giorno.


IMPORTANTISSIMO



Ci pesiamo non per farci giudicare moralmente, se siamo bravi, buoni o belli, ma per vedere se l'uso del diario alimentare è uno strumento utile nel regolarizzare il nostro peso. La bilancia è uno strumento medico, meccanico, non può giudicarci! E' come un termometro e se abbiamo la febbre siamo ammalati, non cattivi! Dobbiamo prendere coscienza del fatto che siamo noi, con il concetto che abbiamo di noi stessi, che diamo alla bilancia il ruolo di giudice. Ma è ridicolo: la bilancia è un oggetto che si usa per fare qualcosa, come un ferro da stiro, una porta, una sedia.
Noi le attribuiamo un potere che non ha!

Lo so che non è facile, ma credetemi, è possibile cambiare.


AUMENTARE IL CONSUMO ENERGETICO


Facendo una schematizzazione grossolana, ma efficace, il corpo umano è formato da massa grassa (tessuto adiposo) e massa magra, ossa, organi e tutto quello che non è grasso. Il tessuto adiposo è di due tipi, viscerale e sottocutaneo. Quello viscerale si trova tra un organo e l’altro, non si vede, ma è il più dannoso perché stimola la produzione delle placche arteriosclerotiche. Quello sottocutaneo è il più odiato perché ci ingrossa i fianchi, il girovita e tutto il resto, ma a torto, perché produce ormoni benefici che contrastano l’arteriosclerosi.
La distribuzione del grasso corporeo è regolata dal nostro sistema ormonale. Questo lo dico per spiegare quanto inutile sia combattere la cellulite sui fianchi, se i nostri ormoni ce la mettono lì, lì tornerà.
Il tessuto adiposo funge da riserva energetica, infatti un chilo contiene circa 7000 calorie ed essendo una riserva è un tessuto che non consuma quasi niente. Questo vuole dire che una persona alta 1,80 che pesa 130 chili può consumare, energeticamente parlando, poco di più di una della stessa altezza che ne pesa novantacinque.
Il genere umano combatte con la penuria di cibo da sempre.
L'abbondanza  alimentare di oggi è una situazione nuovissima dal punto di vista evoluzionistico, e solo per alcune piccole parti del pianeta tra l'altro (tra cui la nostra), quindi questi meccanismi biologici sono stati selezionati nei millenni e sono stati utilissimi  per assicurare il proseguimento della specie.
Ma purtroppo per chi vuol dimagrire funzionano tuttora alla grande. È una fregatura, lo so.
Tutto ciò rende estremamente illusoria la promessa che la sostanza miracolosa, l'integratore tale o il talaltro aumenterà il nostro metabolismo, facendoci perdere peso con pochi sforzi o addirittura, come alcuni dicono, senza modificare minimamente il nostro stile alimentare. Tutte quelle storie che mangiando questo o quello o quell’altro si inganna il metabolismo sono tutte fandonie. Seguendo queste ingenue teorie, anche menzoniere, gli unici ingannati saremo noi!
La massa magra è quella che consuma la maggior parte delle calorie che introduciamo perché è formata dai muscoli e dagli organi, praticamente i motori energetici del nostro organismo. Per aumentare la massa muscolare e conseguentemente il dispendio energetico, rassegnamoci: dobbiamo fare attività fisica. Non esiste un altro modo.
Se ci vergognamo ad andare a correre, ad andare in piscina e la palestra ci deprime, facciamo attività fisica in casa. Facendola ogni giorno i nostri muscoli, aumenteranno di volume (non prendete paura prima di sembrare un culturista ce ne vuole) ed aumenterà il nostro metabolismo basale (il dispendio energetico delle sole funzioni vitali, quello durante il sonno, per capirci).
Inoltre l’attività fisica è importante per contrastare l’abbassamento dei consumi che sempre si ha quando c’è un calo di peso. Consumiamo meno perché camminando e in ogni nostra azione spostiamo un peso inferiore quindi è inevitabile. Ma soprattutto dopo un certo numero di chili scattano i famosi campanelli d’allarme, ”carestia, guerra, siccità” per il nostro corpo e i consumi diminuiscono drasticamente. Ecco perché è così facile recuperare i chili persi dopo una dieta dimagrante troppo veloce.
Quello che quasi sempre succede è che dopo un periodo di privazione, come una dieta, abbiamo un metabolismo molto basso, ma non vediamo l’ora di mangiare un po’ di più. Avendo il metabolismo abbassato basta mangiare veramente poco di più per riprendere i chili persi. Purtroppo il peso originario, quello di partenza, si supera quasi sempre, forse di poco, ma dai oggi e dai domani, è una spirale che porta il nostro peso sempre più su.

Quando lavoravo in ospedale, un giorno mi è venuta la curiosità di spulciare in archivio le cartelle dei pazienti col grado di obesità più elevato.
Spesso erano pazienti seguiti da dieci anni, alcuni anche più, e purtroppo poveretti, avevano tutti una storia clinica simile.
Avevano fatto la prima dieta ipocalorica quando avevano un sovrappeso blando di sette o otto chili, per esempio. Nel giro di sei mesi perdevano dieci chili ma dopo tre, quattro anni, si ripresentavano con quindici chili in più. A questo punto nuova dieta ipocalorica. Perdevano anche questa volta dieci chili ma fatalmente si ripeteva lo stesso schema. Qualche anno più tardi arrivavano dopo aver recuperato tutto il peso perso, e in più con gli interessi.
Il risultato finale di questo labirinto infernale era davanti ai miei occhi: venti, trenta chili accumulati in questo modo nell'arco di quindici anni.








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